Le numerose testimonianze confermano la presenza di Sara nella vita di molti che l'hanno conosciuta, un impatto che si è esteso fino alle missioni in Africa e in Argentina.
Leggendo questo testo sono arrivato alla conclusione che questa ragazzina, che non ho conosciuto ma di cui ho sempre sentito molto parlare, era innamorata dell’Eucaristia e amava molto Gesù che è stato sempre il filo conduttore della sua breve vita, nei momenti della sofferenza ma anche della felicità. Sara è stata una persona dal sapore profondamente eucaristico. Se è vero che la Chiesa celebra l’Eucaristia, Sara ha compartecipato a questa celebrazione. Per lei era un punto di attrazione indiscutibile, un punto focale e di convergenza. E questo è per noi motivo di riflessione e di insegnamento. Nell’esortazione apostolica “Gaudete et exsultate”, Papa Francesco parla della santità delle persone che ci sono accanto. La santità è per tutti e in Sara si è manifestata nella sua innocenza, nella semplicità d’animo e nel desiderio eucaristico. La santità è lasciarsi attrarre dal Signore e non è un’esperienza astratta e impossibile. Questa pubblicazione è per noi molto importante. Anche a Pesaro abbiamo bellissime testimonianze che arricchiscono il nostro patrimonio della Chiesa locale. Non abbiamo solo i santi del passato. Oggi facciamo memoria vivente di una ragazzina che ha arricchito il nostro tessuto spirituale diocesano.
Vorrei anzitutto ricordare don Orlando Bartolucci, un sacerdote che ha avuto un ruolo importante in questa storia ma che oggi non è potuto intervenire per motivi di salute. La mia prima esperienza di parroco è stata proprio a Padiglione e rendo grazie a Dio per aver conosciuto la famiglia Matteucci. L’amore di Sara per l’Eucaristia è stato eccezionale e inaudito. Ho avuto il dono di poter impartire a lei, nel letto dell’ospedale di Urbino, la Prima Comunione e da quel momento tutti i giorni fino alla morte. Sara attendeva l’Eucaristia con tanto desiderio. L’amore per Gesù e per Maria è il tratto proprio di Sara. È stata una maestra di vita e da lei ho ricevuto grandi insegnamenti con tanta semplicità.
La mia testimonianza riguarda il gruppo di bambini dove sono catechista a S. Giorgio in Foglia. Un gruppo meraviglioso ma anche un po’ turbolento che abbiamo dovuto fermare un anno in più per ricevere la Prima Comunione. Mi ricordai allora del diario di Sara e proposi al parroco don Daniele Brivio di usarlo a catechismo. Grazie a Sara i miei bambini hanno potuto comprendere il significato della provvidenza e ho visto crescere il loro desiderio dell’Eucarestia. Il ritiro in vista della Comunione lo facemmo alla Santa Casa di Loreto dove Sara avrebbe voluto ricevere la Comunione. Una grazia vederli così cambiati e una grazia aver conosciuto la famiglia Matteucci.
Sono clarissa cappuccina e dal 1996 missionaria in Benin (Africa). Non ho mai conosciuto Sara ma avevo una sua foto che tenevo sempre nel breviario. All’adorazione eucaristica ho percepito che Gesù mi invitava a pregarla e farla conoscere. Ho chiesto così il diario di Sara ed essendo alla porta del convento mi era facile parlare di lei alla gente del posto. Di lì a poco sono venuti a riferirmi di grazie ricevute da tante persone: la pregavano bambini ma anche anziani che avevano sognato Sara che parlava in Fon, la lingua del Benin. E poi la guarigione di una mia consorella e di suo padre in fin di vita che poi si è riconciliato con suo cugino e si è convertito al cattolicesimo. Ne potrei raccontare tantissime di queste grazie ed anche in conformità alla mia vocazione.
Sono parroco di Padiglione dal 2017 e di Sara conoscevo solo qualche accenno. Venerdì 23 agosto presiedevo la Messa a Medjugorje e al momento della consacrazione eucaristica ho percepito in maniera molto chiara vicino a me la presenza di Sara. Era come una sorta di alone trasparente, quasi cristallo. Posso affermare senza alcun dubbio che era lì e presente proprio al momento della consacrazione. L’indomani abbiamo fatto la Via Crucis sul monte Križevac, giunti alla penultima stazione, quando Gesù è deposto fra le braccia di sua Madre, ho avvertito l’esigenza di raccontare dell’apparizione. Stavamo pregando per tutte le mamme che come Anìce hanno perso un figlio. Ci tengo a dire che sono consapevole della realtà che ho vissuto e non ho alcun dubbio.
Nel 2017 avevo conosciuto casualmente Anìce ed Angelo che poi ho scoperto essere un ex allievo della Don Orione di Fano, ovvero proprio la scuola che mio padre Giovanni aveva aperto su incarico della Congregazione della “Divina Provvidenza” negli anni Sessanta. Nel 2018 mi è stato diagnosticato un grave tumore al pancreas con metastasi e poche settimane di vita. Mi sono messo a pregare mio padre, morto da tempo, e mia moglie ha chiesto alla famiglia di Sara che pregasse per me. Avendo un figlio disabile e temendo di non poter lasciare le mie cose terrene al giusto posto, mi sono rivolto anche io a Sara per chiedere non tanto la guarigione ma che mi fosse concesso del tempo in più. E questo è proprio ciò che ho ottenuto alla vigilia del 40° compleanno di Sara il 5 maggio 2018 quando i dottori mi hanno informato che il tumore si era bloccato. I medici non sanno spiegarsi perché la mia malattia si sia fermata. Da allora ogni giorno non dimentico mai di pregare Sara.
Sono stato il medico di Sara ma non l’unico visto che era seguita anche da specialisti a Bologna. Mi sentivo inadeguato a seguire la grave malattia di Sara ma la mia tensione si attenuava stando con lei perché era sempre molto serena. La sua frequentazione mi hanno arricchito umanamente. Nonostante siano passati oltre trent’anni dalla sua morte anche oggi quando entro nelle case dei miei pazienti trovo sempre una sua foto spesso in bella vista. Posso dire che è la paziente che più di tutti ha lasciato un segno in me coinvolgendomi con una forza intensa.
Come biografo di Antonietta Meo negli anni passati mi ha contatto Roberto Mazzoli per avere un giudizio su Sara Matteucci. Ho trovato nella vita di Sara numerose analogie con Antonietta. Anzitutto la fede in famiglia e il loro “stare bene” anche nella malattia. La loro insistenza verso il Cielo è notevole così come l’amore per Maria che per loro era una Mamma. E poi l’amore per la Croce che non significa sofferenza. Entrambe volevano stare accanto a Gesù con il “Panino di Gesù” come diceva Sara o con “l’Eucrestia” come la pronunciava Antonietta. Famiglia, scuola, e gioco sono vissuti come sacramenti. Nel cimitero di Sara ho visto tantissimi giocattoli segno di gioia. Entrambe poi erano missionarie: il legame con Africa e Argentina.